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L’attività pittorica di Giuseppe Boldini trovò accanto alla pittura religiosa un altro interessante tema iconografico che lo fa considerare un interessante testimonianza nell’ambito della pittura veneziana e veneta della seconda metà del XIX secolo. Ed è proprio il ritratto il tema a cui l’artista dedicherà parte della sua attività. Del resto era questa una tematica che trovò codificazione e sviluppo nell’ambito della pittura veneziana dell’800, creando un genere in cui si cimentarono più o meno tutti i pittori fino alla nascita e sviluppo della fotografia che segnerà la crisi del ritratto eseguito da pittori.
Boldini_2In questa mostra sono presentati una serie di ritratti familiari, tutti accomunati dalle stesse caratteristiche stilistiche e formali. Ciascun ritratto è infatti caratterizzato da fondo scuro, da un’intensa espressione che assumono i protagonisti, dalla luce che colpisce la fronte dei personaggi e s’irradia sull’incarnato; dalla pennellata morbida ed intensa, dall’accuratezza dell’esecuzione dei particolari. Dipinti che rivelano una particolare e specifica matrice ideologica, in particolare il ritratto della sorella Antonia e la figlia Giuseppina Scarpari. Si nota accanto alla figura composta e tradizionale della madre il particolare risalto ed l’importanza che assume la figura della bambina in primo piano, ritratta in un gesto di spontanea ritrosia. Questo ritratto pone il dipinto dell’artista a confronto con quanto era stato eseguito da artisti contemporanei quali Battista Piccio e Girolamo Grigoletti (maestro di Boldini).
Un altro ritratto che si propone come esempio delle profonde radici della formazione accademica del pittore è quello della madre. Allo stesso soggetto il Boldini dedica due opere, nella prima l’anziana donna è raffigurata seduta a figura intera, in posizione rigidamente frontale. Nella seconda, forse bozzeto preparatorio della precedente, di Caterina Martinelli è raffigurato solo il volto, ritratto in posizione rigidamente frontale con una particolare attenzione rivolta alla espressività degli occhi e della bocca. Tutti questi elementi pongono questo studio particolarmente intenso del Boldini a confronto con l’eredità canoviana che l’Accademia di Venezia non può non aver trasmesso al suo allievo.


Tratto dallo scritto di Gabriella Delfini