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Boldini_3L’esame della produzione pittorica a tema religioso di Giuseppe Boldini, come peraltro in genere lo studio della pittura sacra nell’ottocento veneto non può prescindere dal non ancora compiutamente avvenuto recupero critico del periodo.
La formazione propriamente accademica del Boldini avvenne alla scuola del Lazzari, di Giuseppe Borsato, del Lipparini, di Michelangelo Grigoletti, di Luigi Zandomeneghi. Elementi biografici fanno supporre che il Boldini abbia partecipato a quel clima culturale coagulatosi tra il quinto e il sesto decennio del secolo intorno all’insegnamento estetico di Pietro Selvatico, caratterizzato da un rinnovato interesse per la pittura dei “primitivi”, dal crescente accostamento a poetiche puriste e nazarene, da un idealismo in cui coesistono fermenti patriottici ed un verismo per un’arte destinata al popolo. L’ammirazione per il Tiepolo, l’idealismo e la vicinanza a istanze puriste costituiscono il presupposto tecnico e teorico dell’attività di Giuseppe Boldini pittore sacro.
Fu in anni vicini all’esperienza russa che il Boldini realizzò quattro pale d’altare per la chiesa parrocchiale di S. Giorgio di Marcon Venezia, poste il 4 luglio 1865. La pala con S. Giorgio e la principessa costituisce nell’insieme un esempio paradigmatico del riferirsi, nell’ambito dell’Accademia, a quella bipolarità Carpaccio-Tiepolo, che fu particolarmente enfatizzata da Pompeo Molmenti .L’imitazione del Tiepolo, soprattutto come maestro nell’uso delle luci e dei colori è l’elemento di primaria importanza nella formazione pittorica del Boldini. Tra gli appunti dell’artista sono documentate osservazioni dal vivo di opere tiepolesche quali il Festino di Cleopatra all’Ermitage e i dipinti del Tiepolo in palazzo Valmarana a S. Sebastiano a Vicenza.
Una terza pala raffigura S. Valentino in vesti sacerdotali, con in mano un drappo,un libro e la palma, simbolo del martirio. La semplicità formale, quasi astrattizzante, di questa pala, di sapore neomedioevale, implica, oltre a riferimenti all’arte bizantina (vedi il motivo decorativo delle vesti) certo da collegare all’esperienza russa, l’adesione ad una sensibilità rigorosa e depurata, di evidente matrice purista.
Certamente posteriori alle opere di Marcon le pitture moglianesi del Boldini costituiscono una crescente tendenza alla purificazione da elementi formali e decorativi al fine di accentuare l’efficacia didattica e spirituale dell’icona religiosa. Il S. Giuseppe nel deserto è un dipinto notevole per l’accentuata astrazione e la resa sintetica dello sfondo plumbeamente sfumato su cui giganteggia il Santo, ammantato in ampie vesti, dalla consistenza serica e dalla brillante cromia.
Tratto dallo scritto di Donata Samandelli